PRIMA TI IGNORANO, POI TI DERIDONO,
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Appello di Stallone, fate sopravvivere Cinecittà.14 novembre 2012
"Qui in Italia avete un posto che e' uno dei piu' importanti al mondo per il cinema, Cinecitta'. Mi auguro che tutti insieme, dal governo a voi tutti che ve ne occupate, riusciate a far sopravvivere questo luogo perche' e' di rilevanza capitale per il cinema". Si e' aperta con un appello per salvare Cinecitta' la conferenza stampa con cui Sylvester Stallone ha presentato oggi al Festival di Roma il suo 'Bullet to the head', il nuovo action movie con il quale l'attore americano torna sul grande schermo diretto da Walter Hill. |
L' appello del Sindacato Attori Italiani.
13 settembre 2010 - EMERGEMZA CINECITTA'
La scelta di Roma come città deputata ad accogliere il grande complesso di stabilimenti cinematografici non fu semplice: vi era infatti l’accanita concorrenza di Torino, in cui erano situate potenti case di produzione come la Ambrosio Film, la Pasquali e l’Itala.
Nella capitale vi era già poi la CINES, che era stata fondata nel 1904 col nome originale di Alberini e Santoni. Destino volle però che, nella notte del 26 settembre del 1935, i due teatri della CINES vennero distrutti da un incendio, e l’allora presidente della compagnia, Carlo Roncoroni, diede l’assenso a che sui suoi terreni fosse costruito il nuovo complesso. Il nuovo progetto comprendeva la costruzione di stabilimenti, laboratori di sviluppo e stampa, una scuola professionale ed un ISTITUTO LUCE (La Unione Cinematografica Educativa), nato dal già esistente Sindacato di Istruzione Cinematografica.
La prima pietra venne posta il 26 gennaio del 1936, mentre l’inaugurazione vera e propria di Cinecittà avvenne il 21 aprile 1937. Nell’idea originale di Roncoroni, rimasto presidente, vi era anche la costruzione di un “villaggio” per tecnici e lavoratori di Cinecittà; la sua morte, avvenuta nel 1938 (il complesso passerà allo stato), bloccò tale iniziativa.
La leggenda vuole che il primo lungometraggio girato nei teatri sia stato “L’Allegro Cantante” di Gennaro Righelli, e che nello stesso 1937 già 18 film vennero alla luce in quegli stabilimenti. Tra questi anche “Il Signor Max” di Mario Camerini, commedia che lanciava nel panorama del cinema italiano la stella di Vittorio de Sica.
Sul manifesto pubblicitario degli stabilimenti cinematografici si poteva leggere:
IL PIÙ GRANDE, IL PIÙ MODERNO, IL PIÙ ATTREZZATO STABILIMENTO CINEMATOGRAFICO D'EUROPA. 16 TEATRI DI POSA ~ 600.000 mq SUPERF.3 PISCINE ESTERNE ~ 1 PISCINA COPERTA POTENZIALE ELETTRICO 24.000 Amp. E in effetti era una struttura enorme: c'erano 73 edifici (e fra questi 16 teatri di posa), 40.000 mq di strade e piazze, 35.000 mq di giardini; c'erano tutte le strutture tecniche per produrre e realizzare un film dal primo ciak fino alla stampa della prima copia. Un impegno colossale per il regime mussoliniano, che intendeva fare del cinema uno strumento di sostegno artistico e ideologico.
Nei primi anni di vita, Cinecittà si specializzò dunque nella produzione di spensierate commedie e opere musicali, oltre che in melodrammi che esaltavano il patriottismo ed il valore italico del periodo fascista. La Seconda Guerra Mondiale e i tumulti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, fecero cadere il complesso in rovina: il saccheggio di tutto il materiale ad opera delle truppe tedesche lasciò i teatri del tutto sguarniti del materiale necessario; soltanto nel 1945 Luigi Freddi, allora presidente di Cinecittà, impose che tutto il materiale fosse restituito al centro romano.
La fine della guerra non vide Cinecittà ripopolarsi; con il Neorealismo i cineasti si spostarono dai teatri alla strada cercando riprese all’aperto, attori non professionisti e un contatto sempre diretto con la realtà oggettiva dei fatti. Autori come Zavattini, Rossellini,
De Sica, con la loro arte ed i loro capolavori, fecero la fortuna del cinema italiano.
La crisi durò per diversi anni: per superare la difficoltà ci volle infatti il contributo americano, in particolare della MGM, che decise di girare a Roma il colossal storico “Quo Vadis? ” (id.,1950). In quegli anni Cinecittà divenne la Hollywood sul Tevere: nei teatri di posa e lungo i viali era possibile incontrare i registi e i divi stranieri più celebri dell'epoca, venuti a Roma a girare i loro film.
La svolta avvenne nel 1958, quando William Wyler realizzò un colossal senza precedenti, Ben Hur, con Charlton Heston. È impossibile elencare le grandi produzioni straniere di quegli anni, tra le quali ci limitiamo a citare Cleopatra (1961, J. Mankiewicz), interpretato da Elizabeth Taylor e Richard Burton, Guerra e pace (1956, K. Vidor), Il tormento e l'estasi (1964, C. Reed). Ma gli italiani non erano da meno: del 1959 è La dolce vita, uno dei capolavori di Federico Fellini.
Grazie a questo intervento gli stabilimenti iniziarono nuovamente ad essere popolati da produzioni italiane e statunitensi, ed il lavoro a Cinecittà riprese florido, fino ad arrivare a momenti di splendore a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. I Teatri vennero allora popolati di grandi nomi della cinematografia internazionale, e questo stimolò anche i nostri registi, come Fellini, Visconti, Pasolini, a tornare a girare all’interno del complesso. Il flusso di lavoro divenne allora praticamente costante ed ininterrotto, anche quando la crisi del cinema italiano si fece nuovamente sentire negli anni ’70, ed anche quando la produzione di pellicole statunitensi diminuì notevolmente.
Cinecittà è sempre stata la città dei sogni; negli anni 50/60 ha dato lavoro a migliaia di persone coprendo ruoli di ogni genere, dalla semplice comparsa fino ai mestieri artigianali e di alta specializzazione come scultori, pittori, decoratori, per i quali divenne capofila la famiglia De Angelis, ancora oggi attiva con un laboratorio storico all’interno degli studi
Cinecittà ha dato vita a maestri scenografi, costumisti, attori e registi che hanno primeggiato nella loro attività artistica in Italia e nel mondo. Sottolineando che IL CINEMA E’ IL NOSTRO BIGLIETTO DA VISITA DELLA NOSTRA CULTURA ALL’ESTERO.
Questo nostro biglietto da visita, questa nostra cultura è stata viva fino ai primi anni ’90 con una Cinecittà non sempre in uno stato ottimale ma sempre attiva e prolifera, con diversi Presidenti che si sono susseguiti e con un Direttore Generale che nei suoi 30 anni di attività è stato sempre presente con tutti gli operatori del settore, dal macchinista al produttore, direttore che tutti riconoscono con il nome di Tonino Morè.
Negli anni ’90 subentra un nuovo Presidente a Cinecittà Studios dal nome Luigi Abete. Luigi Abete, inserisce nel gruppo di Cinecittà Studios due imprenditori, Della Valle e Merloni , inaugurando nel 1997 il Tour di Cinecittà, inserito nelle manifestazioni dell’Estate Romana e dando in gestione l’evento alla Dott.ssa Paola Merloni. Dal punto di vista del risultato economico, tale iniziativa non si è rivelata un’operazione di grande successo.
In quello stesso anno viene inaugurato il Campus, spazio destinato alla formazione di attività artistiche, danza, canto e recitazione. All’inaugurazione presiedono Walter Veltroni, sindaco di Roma, Sandro Medici, Presidente del X° Municipio, Luigi Abete, Presidente di Cinecittà Studios, Stefano Cigarini, responsabile di Cinecittà Entertaiment e Maurizio Costanzo, in veste di gestore dello spazio. L’attività non dura molto, le rette per gli allievi sono troppo alte mentre la gestione e gli insegnanti non sempre sono di livello adeguato. Oggi il Campus è chiuso, non si è più attivato, e si dice che la struttura dovrà essere demolita per la scadenza della licenza concessa, all’epoca, dal X Municipio.
Da quegli anni ad oggi le attività peculiari di Cinecittà Studios hanno subito un ridimensionamento e un impoverimento qualitativo costante, gli scenografi e i produttori non portano più il lavoro a Cinecittà, i costi sono troppo elevati e non più competitivi sul mercato. Il lavoro viene spesso dirottato presso gli ex studi De Paolis oggi “STUDIOS” sulla via Tiburtina.
La Cinecittà Studios, compra e monopolizza i teatri del Lazio e non solo, compra Dino Città ex De Laurentis sulla via Pontina, Papigno a Terni e Cla Studios in Marocco.
Oggi i teatri di Terni non funzionano più, costituendo un capitale fermo, inattivo.
Anomalia rilevabile: il lavoro che entra a Cinecittà studios diminuisce ma i prezzi crescono.
A Cinecittà ci sono 22 teatri, in attività, forse, solo 2 o 3. Non ci sono più operai specializzati e professionalmente validi, anzi, ultimamente, in caso di commesse per la costruzione di scenografie, viene dato il lavoro in appalto a ditte esterne che impiegano maestranze extra comunitarie, con le relative difficoltà di comunicazione con gli altri lavoratori e scarsa professionalità.
Recentemente un articolo su un giornalino, “IL M@RGINE”, sottolineava l’impegno di due consiglieri regionali, l’On. Erder Mazzocchi e l’On. Enzo Foschi, che, in collaborazione, si interessano del blocco dell’attività delle giostre dell’EUR. La struttura non è attiva da ben tre anni, lasciando a casa circa 1200 addetti. L’attività ha subito una battuta di arresto con l’avvento della nuova gestione di Cinecittà Studios.
Il 28 agosto c.a. sul “Il sole 24ore” viene ufficializzata l’acquisto del ramo d’azienda di Cinecittà Entertainment in capo ad Abete e Della Valle.
E’ giusto che la nostra cinematografia italiana, la nostra cultura e gli studi di Cinecittà, i più grandi d’Europa, vengano cosi abbandonati?
Ricordiamo che intorno al cinema e a Cinecittà ruota il lavoro di migliaia di operai specializzati, tecnici, artisti, registi, attori, ecc. ecc. (circa 5.000), aggiungendo nella filiera più di 8.000 aziende solo nel Lazio, senza contare le attività similari delle altre regioni d’Italia.
Oggi, settembre 2010, Cinecittà Studios invia alla Cinears (De Angelis) e al tappezziere Sanchini (2 colonne fondamentali di Cinecittà e del Cinema Italiano) due R/R per comunicare che il 31 maggio del 2011 dovranno liberare i locali di Cinecittà da persone e cose. (De Angelis occupa 3 capannoni di 600 mq circa, contenenti 30.000 pezzi tra stucchi e statue di varie grandezze e stile, costruiti appositamente per il cinema mondiale: un museo a tutti gli effetti che racconta 70anni di storia del cinema e che rischia di scomparire.
Con la speranza che questo sia di aiuto a comprendere l’emergenza Cinecittà con la sua cultura, la sua industria e le sue potenzialità di occupazione professionale.
I lavoratori del settore, scenografi, costumisti, attori, registi, autori e tutto il mondo cinematografico, sono indignati per le scelte che, a loro insaputa, vengono prese da un industriale che ha affossato Cinecittà, lo stabilimento più grande, più bello e più importante d’Europa.
Con la speranza che le istituzioni territoriali, Comune, Regione e Provincia si impegnino ad affrontare e risolvere il problema e a riattivare uno spazio fondamentale, per l’Italia e per il resto del Mondo, quale CINECITTA’, nonostante tutto, continua a rappresentare.
La scelta di Roma come città deputata ad accogliere il grande complesso di stabilimenti cinematografici non fu semplice: vi era infatti l’accanita concorrenza di Torino, in cui erano situate potenti case di produzione come la Ambrosio Film, la Pasquali e l’Itala.
Nella capitale vi era già poi la CINES, che era stata fondata nel 1904 col nome originale di Alberini e Santoni. Destino volle però che, nella notte del 26 settembre del 1935, i due teatri della CINES vennero distrutti da un incendio, e l’allora presidente della compagnia, Carlo Roncoroni, diede l’assenso a che sui suoi terreni fosse costruito il nuovo complesso. Il nuovo progetto comprendeva la costruzione di stabilimenti, laboratori di sviluppo e stampa, una scuola professionale ed un ISTITUTO LUCE (La Unione Cinematografica Educativa), nato dal già esistente Sindacato di Istruzione Cinematografica.
La prima pietra venne posta il 26 gennaio del 1936, mentre l’inaugurazione vera e propria di Cinecittà avvenne il 21 aprile 1937. Nell’idea originale di Roncoroni, rimasto presidente, vi era anche la costruzione di un “villaggio” per tecnici e lavoratori di Cinecittà; la sua morte, avvenuta nel 1938 (il complesso passerà allo stato), bloccò tale iniziativa.
La leggenda vuole che il primo lungometraggio girato nei teatri sia stato “L’Allegro Cantante” di Gennaro Righelli, e che nello stesso 1937 già 18 film vennero alla luce in quegli stabilimenti. Tra questi anche “Il Signor Max” di Mario Camerini, commedia che lanciava nel panorama del cinema italiano la stella di Vittorio de Sica.
Sul manifesto pubblicitario degli stabilimenti cinematografici si poteva leggere:
IL PIÙ GRANDE, IL PIÙ MODERNO, IL PIÙ ATTREZZATO STABILIMENTO CINEMATOGRAFICO D'EUROPA. 16 TEATRI DI POSA ~ 600.000 mq SUPERF.3 PISCINE ESTERNE ~ 1 PISCINA COPERTA POTENZIALE ELETTRICO 24.000 Amp. E in effetti era una struttura enorme: c'erano 73 edifici (e fra questi 16 teatri di posa), 40.000 mq di strade e piazze, 35.000 mq di giardini; c'erano tutte le strutture tecniche per produrre e realizzare un film dal primo ciak fino alla stampa della prima copia. Un impegno colossale per il regime mussoliniano, che intendeva fare del cinema uno strumento di sostegno artistico e ideologico.
Nei primi anni di vita, Cinecittà si specializzò dunque nella produzione di spensierate commedie e opere musicali, oltre che in melodrammi che esaltavano il patriottismo ed il valore italico del periodo fascista. La Seconda Guerra Mondiale e i tumulti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, fecero cadere il complesso in rovina: il saccheggio di tutto il materiale ad opera delle truppe tedesche lasciò i teatri del tutto sguarniti del materiale necessario; soltanto nel 1945 Luigi Freddi, allora presidente di Cinecittà, impose che tutto il materiale fosse restituito al centro romano.
La fine della guerra non vide Cinecittà ripopolarsi; con il Neorealismo i cineasti si spostarono dai teatri alla strada cercando riprese all’aperto, attori non professionisti e un contatto sempre diretto con la realtà oggettiva dei fatti. Autori come Zavattini, Rossellini,
De Sica, con la loro arte ed i loro capolavori, fecero la fortuna del cinema italiano.
La crisi durò per diversi anni: per superare la difficoltà ci volle infatti il contributo americano, in particolare della MGM, che decise di girare a Roma il colossal storico “Quo Vadis? ” (id.,1950). In quegli anni Cinecittà divenne la Hollywood sul Tevere: nei teatri di posa e lungo i viali era possibile incontrare i registi e i divi stranieri più celebri dell'epoca, venuti a Roma a girare i loro film.
La svolta avvenne nel 1958, quando William Wyler realizzò un colossal senza precedenti, Ben Hur, con Charlton Heston. È impossibile elencare le grandi produzioni straniere di quegli anni, tra le quali ci limitiamo a citare Cleopatra (1961, J. Mankiewicz), interpretato da Elizabeth Taylor e Richard Burton, Guerra e pace (1956, K. Vidor), Il tormento e l'estasi (1964, C. Reed). Ma gli italiani non erano da meno: del 1959 è La dolce vita, uno dei capolavori di Federico Fellini.
Grazie a questo intervento gli stabilimenti iniziarono nuovamente ad essere popolati da produzioni italiane e statunitensi, ed il lavoro a Cinecittà riprese florido, fino ad arrivare a momenti di splendore a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. I Teatri vennero allora popolati di grandi nomi della cinematografia internazionale, e questo stimolò anche i nostri registi, come Fellini, Visconti, Pasolini, a tornare a girare all’interno del complesso. Il flusso di lavoro divenne allora praticamente costante ed ininterrotto, anche quando la crisi del cinema italiano si fece nuovamente sentire negli anni ’70, ed anche quando la produzione di pellicole statunitensi diminuì notevolmente.
Cinecittà è sempre stata la città dei sogni; negli anni 50/60 ha dato lavoro a migliaia di persone coprendo ruoli di ogni genere, dalla semplice comparsa fino ai mestieri artigianali e di alta specializzazione come scultori, pittori, decoratori, per i quali divenne capofila la famiglia De Angelis, ancora oggi attiva con un laboratorio storico all’interno degli studi
Cinecittà ha dato vita a maestri scenografi, costumisti, attori e registi che hanno primeggiato nella loro attività artistica in Italia e nel mondo. Sottolineando che IL CINEMA E’ IL NOSTRO BIGLIETTO DA VISITA DELLA NOSTRA CULTURA ALL’ESTERO.
Questo nostro biglietto da visita, questa nostra cultura è stata viva fino ai primi anni ’90 con una Cinecittà non sempre in uno stato ottimale ma sempre attiva e prolifera, con diversi Presidenti che si sono susseguiti e con un Direttore Generale che nei suoi 30 anni di attività è stato sempre presente con tutti gli operatori del settore, dal macchinista al produttore, direttore che tutti riconoscono con il nome di Tonino Morè.
Negli anni ’90 subentra un nuovo Presidente a Cinecittà Studios dal nome Luigi Abete. Luigi Abete, inserisce nel gruppo di Cinecittà Studios due imprenditori, Della Valle e Merloni , inaugurando nel 1997 il Tour di Cinecittà, inserito nelle manifestazioni dell’Estate Romana e dando in gestione l’evento alla Dott.ssa Paola Merloni. Dal punto di vista del risultato economico, tale iniziativa non si è rivelata un’operazione di grande successo.
In quello stesso anno viene inaugurato il Campus, spazio destinato alla formazione di attività artistiche, danza, canto e recitazione. All’inaugurazione presiedono Walter Veltroni, sindaco di Roma, Sandro Medici, Presidente del X° Municipio, Luigi Abete, Presidente di Cinecittà Studios, Stefano Cigarini, responsabile di Cinecittà Entertaiment e Maurizio Costanzo, in veste di gestore dello spazio. L’attività non dura molto, le rette per gli allievi sono troppo alte mentre la gestione e gli insegnanti non sempre sono di livello adeguato. Oggi il Campus è chiuso, non si è più attivato, e si dice che la struttura dovrà essere demolita per la scadenza della licenza concessa, all’epoca, dal X Municipio.
Da quegli anni ad oggi le attività peculiari di Cinecittà Studios hanno subito un ridimensionamento e un impoverimento qualitativo costante, gli scenografi e i produttori non portano più il lavoro a Cinecittà, i costi sono troppo elevati e non più competitivi sul mercato. Il lavoro viene spesso dirottato presso gli ex studi De Paolis oggi “STUDIOS” sulla via Tiburtina.
La Cinecittà Studios, compra e monopolizza i teatri del Lazio e non solo, compra Dino Città ex De Laurentis sulla via Pontina, Papigno a Terni e Cla Studios in Marocco.
Oggi i teatri di Terni non funzionano più, costituendo un capitale fermo, inattivo.
Anomalia rilevabile: il lavoro che entra a Cinecittà studios diminuisce ma i prezzi crescono.
A Cinecittà ci sono 22 teatri, in attività, forse, solo 2 o 3. Non ci sono più operai specializzati e professionalmente validi, anzi, ultimamente, in caso di commesse per la costruzione di scenografie, viene dato il lavoro in appalto a ditte esterne che impiegano maestranze extra comunitarie, con le relative difficoltà di comunicazione con gli altri lavoratori e scarsa professionalità.
Recentemente un articolo su un giornalino, “IL M@RGINE”, sottolineava l’impegno di due consiglieri regionali, l’On. Erder Mazzocchi e l’On. Enzo Foschi, che, in collaborazione, si interessano del blocco dell’attività delle giostre dell’EUR. La struttura non è attiva da ben tre anni, lasciando a casa circa 1200 addetti. L’attività ha subito una battuta di arresto con l’avvento della nuova gestione di Cinecittà Studios.
Il 28 agosto c.a. sul “Il sole 24ore” viene ufficializzata l’acquisto del ramo d’azienda di Cinecittà Entertainment in capo ad Abete e Della Valle.
E’ giusto che la nostra cinematografia italiana, la nostra cultura e gli studi di Cinecittà, i più grandi d’Europa, vengano cosi abbandonati?
Ricordiamo che intorno al cinema e a Cinecittà ruota il lavoro di migliaia di operai specializzati, tecnici, artisti, registi, attori, ecc. ecc. (circa 5.000), aggiungendo nella filiera più di 8.000 aziende solo nel Lazio, senza contare le attività similari delle altre regioni d’Italia.
Oggi, settembre 2010, Cinecittà Studios invia alla Cinears (De Angelis) e al tappezziere Sanchini (2 colonne fondamentali di Cinecittà e del Cinema Italiano) due R/R per comunicare che il 31 maggio del 2011 dovranno liberare i locali di Cinecittà da persone e cose. (De Angelis occupa 3 capannoni di 600 mq circa, contenenti 30.000 pezzi tra stucchi e statue di varie grandezze e stile, costruiti appositamente per il cinema mondiale: un museo a tutti gli effetti che racconta 70anni di storia del cinema e che rischia di scomparire.
Con la speranza che questo sia di aiuto a comprendere l’emergenza Cinecittà con la sua cultura, la sua industria e le sue potenzialità di occupazione professionale.
I lavoratori del settore, scenografi, costumisti, attori, registi, autori e tutto il mondo cinematografico, sono indignati per le scelte che, a loro insaputa, vengono prese da un industriale che ha affossato Cinecittà, lo stabilimento più grande, più bello e più importante d’Europa.
Con la speranza che le istituzioni territoriali, Comune, Regione e Provincia si impegnino ad affrontare e risolvere il problema e a riattivare uno spazio fondamentale, per l’Italia e per il resto del Mondo, quale CINECITTA’, nonostante tutto, continua a rappresentare.
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Firma la petizione per salvare Cinecittà Studios.
3° Sciopero più lungo
in Italia. 85 giorni.
All' estero tutti ci supportano... ed in Italia tutti tacciono.
L' urbanista Berdini smachera Abete.
Benigni, 5 milioni di motivi per tacere.
Il discorso di insediamento di Abete a Cinecittà dove proclamava il contrario di tutto quello che stà intraprendendo!
Il libro: 75 anni di Cinecittà
Haber vs Abete
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